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lupone
17-01-2008, 00.11.54
CLIMA: MEDITERRANEO SENZA SPIAGGE NEL 2100, ALLARME ONU (ANSA) - ALMERIA (SPAGNA) - Niente piu' spiagge ed acqua potabile razionata: il Mediterraneo nel 2100 sara' attraversato dagli esodi continui della popolazione in fuga dalle coste erose e dalle campagne inaridite per trovare riparo nelle citta' o, piu' verosimilmente, nelle periferie sempre piu' affollate. E' questo il ''worst case scenario'' secondo gli esperti dell'Onu, riuniti ad Almeria, in Spagna, fino al 18 gennaio assieme ai rappresentanti dei 21 Paesi del Mediterraneo per cercare una strategia comune per arginare gli effetti dei cambiamenti climatici. Se non si corre ai ripari subito, avvertono gli studi dei tecnici delle Nazioni Unite, nel corso del 21/o secolo il Mediterraneo diventera' un'area sempre meno ospitale: il livello del mare aumentera' anche di 80 centimetri, l'acqua potabile diventera' un bene di lusso e assieme all'innalzamento delle temperature vi saranno sempre meno piogge e sempre piu' incendi. Entro il 2050, con la temperatura aumentata di un grado soltanto, il turismo nel Mediterraneo diminuira' del 10%. Tutto a causa del global warming a cui i governi del Mediterraneo devono ora cercare di adattarsi.

''Oggi - ha spiegato Henry-Luc Thibault, capo del Blue Plan (uno degli uffici delle Nazioni Unite che si occupa dell' ambiente del Mediterraneo) - non e' piu' il tempo di prevenire i cambiamenti climatici, e' tardi ormai per concentrarsi soltanto sulla riduzione dei gas nocivi per evitare il surriscaldamento del pianeta''. La temperatura, ha aggiunto, sta irrimediabilmente aumentando, piu' velocemente degli ultimi 30 anni, e non c'e' da sperare che i gas serra diminuiranno, anzi, secondo le statistiche l'emissione di gas nocivi e' destinata a raddoppiare. Secondo Thibault, cio' che i governi devono fare il prima possibile, e' elaborare delle ''strategie di adattamento'' che tengano conto delle mutazioni del clima: ''Con le foreste, le aree coltivabili e le zone di pesca a rischio, i Paesi devono cercare di mitigare gli effetti del global warming mettendo in campo tutte le risorse politiche ed economiche necessarie'', ha precisato. D'accordo anche la Commissione Ue, rappresentata ad Almeria, che, nonostante sia il maggior sostenitore della battaglia sulla riduzione delle emissioni di CO2, riconosce come essa non sia sufficiente a mettere al riparo la regione del Mediterraneo dalle conseguenze dei cambiamenti climatici.

Il Mediterraneo, come dimostrano gli studi, e' una delle aree del pianeta maggiormente minacciate dal surriscaldamento globale. E uno degli esperti dell'Intergovernamental panel of climate change (Ipcc), professor Pho Pho Wong, intervenendo alla conferenza di Almeria ha avvertito con chiarezza i rappresentanti delle due sponde: ''Inondazioni, erosioni della costa, incendi, avranno un costo anche in termini di vite umane, aumentando la media dei decessi soprattutto nelle zone costiere e nell'entroterra''. Wong ha inoltre spiegato che non prendere alcun provvedimento costera' di piu' dell'agire per adattarsi alla nuova situazione ambientale, basti pensare alla perdita di vite umane e di terreni per fugare tutti i dubbi sulla convenienza di un'azione immediata. Concentrata sulla strategia di adattamento anche l'Italia, che prendera' la parola domani per ribadire i cinque pilastri su cui si basa la strategia del governo: efficienza energetica, lotta alla deforestazione, mobilita' sostenibile ed un'economia che sfrutti sempre di piu' il fotovoltaico. (ANSA).
16/01/2008 17:53

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max cave
17-01-2008, 07.04.28
sta venendo meno il bilanciamento fra erosione marina e quella continentale le quali si bilanciavano; adesso prevale nettamente quella marina.
In pratica il mare erode la costa ed i fiumi non riescono più a portare detriti a sufficienza per bilnciare ciò