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Roberto1978
17-11-2007, 14.57.56
ORIOLO ROMANO

Storia e geografia

Oriolo Romano: cittadina del Lazio settentrionale in provincia di Viterbo. Al confine tra la provincia di Roma, da cui dista 53 Km, e quella di Viterbo, da cui dista 39 Km e di cui fa parte, il territorio comunale di Oriolo si espande su una zona collinare ricca di boschi d'alto fusto, lungo la via Clodia, antica strada che congiungeva il nord dell'agro romano con la Tuscania, oggi in parte parallela alla via Braccianese e alla via Cassia. A 420 metri sul livello del mare e con meno di 4000 abitanti.

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Luogo di villeggiatura, noto per le belle olmate che si estendono intorno all’abitato, feudo della casata Orsini nel 1400, fu fondato nel 1560 da Giorgio Santacroce che attorno al 1584 farà costruire le le mura di cinta attorno al paese. Lo sviluppo di Oriolo avviene in un contesto economico in quel momento crescente: l'obiettivo è di realizzare la città ideale, sia dal punto di vista urbanistico che democratico. Ne nasce un sistema architettonico determinato su tre strade orientate secondo l'angolo nord-sud con costruzioni di altezze alternate, capace di soleggiare il paese e di attenuare il passaggio dei forti venti provenienti da nord che sboccano nella vasta piazza, con al centro una fontana, chiusa verso nord dal Palazzo Baronale; la piazza è aperta verso est da uno scenografico raccordo, a rampe convergenti, con la Via Clodia, tangenziale al nucleo urbano, sulla quale si affaccia la Chiesa di San Giorgio, fondata nel secolo XVI°, ingrandita nel 1600, rimaneggiata nel 1700 e manomessa in anni più tardi. Il Palazzo Santacroce, in seguito Altieri, fu costruito tra il 1578 e il 1585 in stile manieristico e rielaborato nel XVII° secolo con delle aggiunte ad opera di Carlo Fontana. All'interno è ospitata la Pinacoteca commissionata nel XVII° dal cardinale Albertoni Altieri nel quale sono esposti in ordine cronologico i dipinti dei pontefici di Roma. Il Palazzo, eretto dal Santacroce e ingrandito dagli Altieri dopo il 1674, è ora di proprietà dello Stato. Nella sala d’ingresso la volta è affrescata con la raffigurazione del Carro d’Apollo, e sopra la porta d’ingresso al salone con un famoso stemma Altieri fra due figure allegoriche. Di fronte si apre il grande salone, con ritratti di pontefici e di personaggi di casa Altieri. Dal salone a destra si accede a una saletta da pranzo, detta Sala degli Ori, con squisite decorazioni a grottesche tardo-settecentesche e le vedute dei feudi degli Altieri dipinti da Giuseppe Barberi; da qui si raggiunge la cosiddetta ‘Camera delle Belle’, ambiente tipico dei palazzi romani di quest’epoca: è un salottino con i ritratti delle dame più avvenenti della società contemporanea, e col soffitto decorato a grottesche. Seguono quattro salette con le volte ornate di raffinati affreschi manieristici con storie del Vecchio Testamento. Da Oriolo si può compiere in breve tempo la visita all’Eremo del Monte Calvario. Si esce verso sud ovest percorrendo un viale rettilineo che conduce al villaggio agricolo di Montevirginio; qui s’imbocca la strada per Canale Monterano e da questa, poco dopo a sinistra una modesta strada che risale il versante nord del Monte Calvario, e in circa un km conduce all’Eremo, il Convento dei Carmelitani Scalzi, a 451 metri di altezza, da cui si apre un bel panorama. La chiesa e l’annessa sagrestia conservano numerosi dipinti attribuiti a Fra Luca Carmelitano.

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L'origine umbra dei primi abitanti di Oriolo, risulta ancora oggi, a distanza di secoli, in talune inflessioni dialettali, usi culinari e folcloristici che si possono osservare nell'attuale popolazione: "I modi di dire non appartengono alla cultura di queste zone - dice il dr. Marcello Piccioni - perché i paesi qui intorno sono stati fondati da persone che provenivano dall'orvietano. Ad esempio "ai garbo" è un'espressione intraducibile che corrisponde più o meno all'espressione italiana "dio lo voglia" o "se dio vuole", molto frequente in Umbria. Queste forme dialettali si stanno perdendo per vari motivi, immigrazioni, emigrazioni ma soprattutto a causa della televisione che ha imposto un linguaggio unificato. Rimangono modi di dire caratteristici nei toponimi, ad esempio un monte che a Canale è chiamato "la bandifera" nella parte che guarda ad Oriolo è chiamato "scialimate" che significa la "cosa franata." Nel 1606 il feudo ritornò alla famiglia Orsini che nel 1671 lo vendette alla famiglia Altieri. Il feudo restò agli Altieri fino al 1922, anno in cui fu definitivamente smembrato in base alle leggi che facilitavano l'affrancamento degli "usi civici". L'Università Agraria, associazione di contadini residenti nata nei primi anni del '900 in seguito all'emanazione di una legge nazionale, distribuì gli usi civici delle terre affrancate ai residenti, mantenendo l'unitarietà dei terreni.
Oggi l'Ente Università Agraria, i cui organi amministrativi sono eletti da tutti i residenti, controlla e gestisce tutto il comprensorio agricolo di Oriolo. Nei primi decenni del secolo, inoltre, ha partecipato con i suoi fondi alla costruzione dell'edificio scolastico, alla ristrutturazione dell'ambulatorio medico di proprietà comunale, e ha sostenuto finanziariamente famiglie disagiate: "L'Università Agraria - afferma l'ex Sindaco Saverio Russo- è un ente pubblico che si occupa della tutela e della gestione del patrimonio boschivo presente sul territorio. Anche se lo scopo principale di questo Ente è favorire l'associazione degli agricoltori, oggi che le attività agricole sono ridotte al minimo, l'Ente tutela il patrimonio verde oriolese".

DA VEDERE

Palazzo Altieri di Oriolo: chiude Piazza Umberto I°. Fu ampliato dalla famiglia Altieri nel 1674, durante il papato di Clemente X, l'esponente più rilevante della famiglia.
La facciata è sobria. L'interno contiene molti affreschi: sette immagini di Roma, storie del Vecchio Testamento e paesaggi che rappresentano luoghi appartenenti all'epoca alla famiglia: Vicarello, Rota, Monterano ecc.
Il palazzo contiene anche nell'ala est la galleria dei Papi, ritratti di tutti i papi. La galleria servì da modello per i ritratti dei papi di San Paolo fuori le mura che erano andati distrutti dopo l'incendio del 1823.
Fontana delle Picche su disegno di Jacopo Barozzi da Vignola domina l'ampia Piazza Umberto I°
Chiesa Parrocchiale di San Giorgio, chiesa tardo barocca.
Le Olmate, un complesso di viali alberati che collega il paese a Montevirginio, una frazione di Canale Monterano
Faggeta di Oriolo, bosco di faggio facente parte del Parco Naturale dei Due Laghi che ha la peculiarità di crescere a soli 450 metri di altezza invece dei soliti 700.
Mola del Biscione, antico mulino costruito da Giorgio Santacroce, fondatore di Oriolo Romano. Oggi del suddetto mulino sono rimaste solo l antiche mura perimetrali e tutta la serie di canali che servivano per incanalare l'acqua del fiume Mignone.

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Martina
20-11-2007, 21.34.44
Dalle foto sembra bella questa cittadina...

Mario Cinquegrana
20-11-2007, 21.46.21
Non è male... ce ne sono di più belle però!