PDA

Visualizza versione completa : Cambiamenti climatici- Studi


lupone
17-12-2007, 19.05.39
Cambiamenti climatici

Dati dimostrano che l'ultimo decennio è il più caldo della storia

«Il 2007 è stato più caldo nell'emisfero boreale, in cui è stato anche il secondo anno più caldo, rispetto all'emisfero australe dove si è collocato alla nona posizione»

CORDIS.EUROPA.eu - Pubblicata il 17/12/2007

Il decennio intercorso tra il 1998 e il 2007 è il più caldo mai registrato, secondo i nuovi dati resi noti dall'Università dell'East Anglia (UEA), dal Met Office Hadley Centre e dall'Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), i dati riguardanti il periodo tra gennaio e novembre 2007 collocano quest'anno come il settimo più caldo dal 1850, mentre all'inizio dell'anno il Met Office britannico e l'UEA avevano previsto che il 2007 sarebbe stato l'anno più caldo della storia.
Tuttavia, i risultati rientrano finora nell'oscillazione di temperature previste.
«Quest'anno è cominciato con un debole El Niño, la versione più calda de La Niña, e le temperature globali erano ben al di sopra della media a lungo termine», ha commentato il professor Phil Jones dell'unità di ricerca sul clima dell'UEA. «Tuttavia, dalla fine di aprile il fenomeno La Niña è stato accompagnato da alte temperature come sarebbe accaduto in un anno persino più caldo».
«Il 2007 è stato più caldo nell'emisfero boreale, in cui è stato anche il secondo anno più caldo, rispetto all'emisfero australe dove si è collocato alla nona posizione».
Nel corso del 2007 si sono anche rilevati i più bassi livelli dei ghiacciai nell'Artico. La loro estensione è stata al di sotto della media per tutti i mesi dell'anno, e i livelli inferiori sono stati registrati a luglio, agosto e settembre. Per la prima volta nella storia, il passaggio a nord-ovest canadese è rimasto aperto per cinque settimane.
Anche i livelli del mare hanno continuato ad aumentare; le misurazioni satellitari dimostrano che dal 1993 i livelli del mare sono aumentati in media di circa 3 mm all'anno.
In Europa, il 2007 ha avuto un inizio ventoso quando, il 17 e 18 gennaio, l'uragano Kyrill ha attraversato gran parte dell'Europa settentrionale. Le piogge torrenziali e i venti che soffiavano sui 170 km/h hanno provocato danni estesi nonché il decesso di almeno 47 persone.
L'inverno e la primavera europei sono stati i più caldi mai registrati, con temperature di circa 4°C sopra le medie mensili per gennaio e aprile. Le temperature elevate a giugno e luglio sono state un problema anche per l'Europa sudorientale, con picchi giornalieri che in alcune zone hanno raggiunto i 45°C. Sono decedute dozzine di persone e gli incendi boschivi hanno devastato ettari di terreni.
Nello stesso periodo, l'Europa settentrionale ha avuto un tempo piovoso. L'Inghilterra e il Galles hanno registrato il periodo maggio-giugno più piovoso dal 1776 e i vasti allagamenti hanno causato 9 vittime e più di 4 Mrd EUR di danni.
La dottoressa Vicky Pope dell'Hadley Centre si trova a Bali (Indonesia), per partecipare alla conferenza sul clima delle Nazioni Unite. «Gli ultimi giorni hanno offerto un'importante piattaforma di dibattito e hanno confermato la necessità di un'azione immediata intesa a combattere ulteriori aumenti delle temperature globali causati dal comportamento umano», ha dichiarato.
All'avvio della conferenza di Bali, oltre 200 scienziati hanno chiesto ai responsabili politici di agire immediatamente al fine di ridurre i gas serra. I firmatari avvertono che se non verrà intrapresa alcuna azione, milioni di persone saranno esposte al rischio di fenomeni estremi quali le ondate di calore, la siccità, le alluvioni e gli uragani.
I dati contenuti nell'ultima relazione provengono dalle reti delle stazioni meteorologiche terrestri, da navi, imbarcazioni, boe in mare e satelliti. Tali dati sono stati raccolti dai servizi meteo-idrologici nazionali dei membri dell'OMM. I risultati finali per il 2007 saranno pubblicati a marzo 2008.
cordis.europa.eu


http://www.newsfood.com/Articolo/Speciali/20071217-Dati-decennio-caldo-storia.asp

lupone
30-01-2008, 11.59.44
Due gradi e la terra si ribella

http://www.ox.ac.uk/gazette/1996-7/weekly/060297/news/pic_6.gifJAMES LOVELOCK


Oggi l’umanità è davanti alla sua prova più dura. L’attuale accelerazione dei mutamenti climatici spazzerà via l’ambiente confortevole cui siamo abituati. Il mutamento è un aspetto normale della storia geologica. Il più recente è stato il passaggio da un lungo periodo di glaciazione all’attuale periodo temperato interglaciale. Quel che è strano è che l’imminente crisi è stata provocata da noi, e nulla (http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.833) di così grave è più avvenuto dopo il lungo periodo caldo all’inizio dell’Eocene 55 milioni di anni fa, quando il mutamento è stato più grande di quello tra l’era glaciale e il XIX secolo ed è durato 200 mila anni.

Quando la Terra si trova in un periodo interglaciale come ora, rimane intrappolata in un circolo vizioso ed è questo che rende così grave e pressante il problema del riscaldamento globale (http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.334). Il calore supplementare di qualsiasi origine, siano essi i gas ad effetto serra, la scomparsa del ghiaccio artico, il mutamento strutturale degli oceani o la distruzione delle foreste tropicali, risulta amplificato e gli effetti non si limitano a sommarsi uno all’altro.

È come se avessimo acceso il camino per scaldarci, continuando ad alimentarlo senza accorgerci che nel frattempo la casa intorno ha preso fuoco. E quando questo accade rimane ben poco tempo per spegnere l’incendio prima che bruci tutta la casa. Il riscaldamento globale (http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.334) sta aumentando come un incendio e non c’è quasi più tempo per agire.

Quest’anno, come mai da quando un ventennio fa è suonato il primo campanello d’allarme, è stato come risvegliarsi da un letargo: il riscaldamento globale (http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.334) non è una congettura, un inutile allarmismo o un’esagerazione di parte, ma piuttosto un pericolo molto netto e presente. Il libro e il film Una verità scomoda, oggi visto in tutto il mondo, hanno contribuito a questa consapevolezza. Le immagini degli orsi polari che annegano perché non riescono a nuotare tra i banchi di ghiaccio liquefatti nei mari artici o le nevi che si sciolgono sul Kilimangiaro hanno drammatizzato la minaccia.

La consapevolezza è poi cresciuta grazie agli studi effettuati in vari luoghi del cielo, della terra e del mare, riassunti nella Stern Review della Royal Society of London e presentati dal premier Tony Blair il 30 ottobre.

Perché siamo stati così lenti, specie negli Stati Uniti, a scorgere il grave pericolo che incombe su di noi e sulla nostra civiltà? Cosa c’impedisce di realizzare che la febbre del riscaldamento globale (http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.334) è un fatto letale che potrebbe già essere uscito dal nostro controllo e da quello del pianeta stesso? Credo che rifiutiamo l’evidenza che il nostro mondo sta cambiando perché, come ci ha ricordato il saggio biologo Edward O. Wilson, siamo ancora dei carnivori tribali. Facciamo ancora fatica ad assimilare il concetto che noi e gli altri esseri viventi, dai microbi alle balene, facciamo parte di un’entità molto più grande e diversificata, ovvero la Terra vivente.

Sono abbastanza vecchio per notare una notevole somiglianza tra l’atteggiamento che si aveva 60 anni fa verso la minaccia della guerra e quello che si ha oggi verso il pericolo del riscaldamento globale (http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.334). La maggior parte di noi pensa che presto potrebbe accadere qualcosa di molto spiacevole, ma adesso come nel 1938 non sappiamo bene che forma avrà questo qualcosa e che fare per evitarlo. Finora la nostra risposta è stata esattamente come prima della seconda guerra mondiale: cercare una mediazione. L’accordo di Kyoto è stato incredibilmente simile al Patto di Monaco, con i politici che si mostrano ansiosi di intervenire ma poi in realtà si limitano a temporeggiare.

Quello che è veramente a rischio è la civiltà. Come singoli animali non siamo niente di speciale, anzi in un certo senso la specie umana è una sorta di malattia del pianeta, ma è attraverso la civiltà che ci redimiamo e che siamo diventati una risorsa preziosa per la Terra. Esiste una piccola possibilità che gli scettici abbiano ragione e che possiamo essere salvati da eventi imprevedibili come una serie di eruzioni vulcaniche tanto forti da bloccare la luce solare e far raffreddare la Terra. Ma solo un perdente scommetterebbe la sua vita su una possibilità tanto improbabile. Qualunque siano le perplessità sui climi del futuro, non v’è dubbio che sia i gas a effetto serra sia le temperature stiano aumentando. Nel 2004 Jonathan Gregory e i suoi colleghi dell’Università di Reading hanno reso noto che, se le temperature globali aumentano di più di 2,7 gradi centigradi, il ghiacciaio della Groenlandia diventerà instabile, inizierà a sciogliersi e continuerà fino a scomparire in gran parte, anche se la temperatura poi ritornasse sotto i livelli di soglia. Dato che la temperatura e l’abbondanza di anidride carbonica sembrano strettamente correlate, la soglia può essere espressa nei termini dell’una o dell’altra.

Gli scienziati Richard Betts e Peter Cox del Centro Hadley per le previsioni climatiche hanno concluso che un aumento di 4°C della temperatura del globo sarebbe sufficiente a destabilizzare le foreste pluviali tropicali e a causarne la sparizione a favore della boscaglia o del deserto. Se ciò avvenisse, la Terra perderebbe un altro meccanismo di raffreddamento e l’aumento della temperatura diventerebbe ancora più rapido.

Il ghiaccio galleggiante dell’Artico copre un’area pari agli Stati Uniti ed è l’habitat naturale degli orsi polari e di altri animali. È anche la destinazione dei coraggiosi esploratori che hanno raggiunto a piedi il Polo Nord, ma più che altro ci serve come lente riflettente della luce solare estiva, mantenendo il mondo più fresco. Quando i ghiacci si scioglieranno, forse presto, potremo arrivare al Polo Nord in barca, ma avremo perso la capacità di condizionamento dell’aria del ghiaccio artico. Il mare scuro che lo sostituirà assorbirà il calore del sole e scaldandosi accelererà lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia.

Anche se non possiamo tornare allo splendido mondo del 1800, quando eravamo solo un miliardo, potremmo comunque fare qualcosa per limitare le conseguenze del riscaldamento globale (http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.334). Se esiste effettivamente una soglia e noi la superassimo, le nazioni del mondo potrebbero limitare i danni cessando le emissioni di anidride carbonica e di metano. L’aumento della temperatura rallenterebbe, come anche l’innalzamento degli oceani, e ci vorrebbe più tempo per raggiungere la fase calda finale rispetto al nostro modo di vivere attuale. Ma anche così i danni sarebbero enormi. Politicamente io sono (http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.797) un verde, ma sono prima di tutto uno scienziato. Per questo sollecito sempre i miei amici verdi a riconsiderare la loro ingenua fiducia nello sviluppo sostenibile e nell’energia rinnovabile. Prima di tutto, i verdi devono abbandonare la loro ostinata opposizione al nucleare.

(*James Lovelock, autore di La rivolta di Gaia, è un pioniere dell’ecologia famoso per essere l’autore dell’ipotesi Gaia, secondo cui la Terra stessa è vista come un unico grande organismo. Ospite scientifico onorario al Green College dell’Università di Oxford, vive a Lounceston, Inghilterra).

Traduzione a cura del Gruppo LOGOS



fonte:www.lastampa.it (http://www.lastampa.it)

lupone
30-01-2008, 14.34.45
2008-01-30 12:11 AUMENTA CALORE OCEANI, URAGANI PIU' FORTI
http://www.ansa.it/webimages/mida/medium/10/6ab17c9560bc18fb5854c3f5b47a1520.jpg ROMA - L'aumento di intensità degli uragani é una delle questioni più dibattute dagli esperti, divisi fra chi la ritiene un fenomeno naturale e chi invece ne attribuisce la colpa all'attività umana. Un ricercatore dell'University College di Londra ha però dimostrato che il 40% di questo aumento è dovuto all'aumento della temperatura degli oceani. Lo studio di Mark Saunders, pubblicato da Nature, ha preso in esame i dati sull'intensità degli uragani nati tra il nord Atlantico, il Golfo del Messico e i Caraibi (il 90% di tutti quelli che hanno colpito gli Usa) tra il 1950 e il 2005, creando per la prima volta un modello statistico che separa i contributi dei diversi fattori che scatenano questo fenomeno atmosferico. Il risultato dell'elaborazione è stato che per il 40% l'aumento dell'intensità e del numero di cicloni è stato causato dalle acque superficiali, che si sono scaldate di mezzo grado. "La nostra analisi non spiega se l'aumento della temperatura dipende o no dall'attività umana - spiega Saunders - ma di sicuro può aiutare a capire gli effetti del riscaldamento globale che è sicuramente in atto".

FONTE (http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_9722282.html)

lupone
05-03-2008, 11.53.36
"Al Gore mente sull'ambiente"

Attacco del fondatore Weather Channel

John Coleman, fondatore del famosissimo canale televisivo dedicato al meteo Weather Channel, diffuso in tutto il mondo, attacca duramente il concetto di "surriscaldamento globale del pianeta" e con esso tutti i suoi sostenitori, Al Gore compreso. Coleman ha parlato dell'argomento nel corso della Conferenza Internazionale sui cambiamenti climatici, tenuta a New York lo scorso 3 marzo.
"Sono molto critico sugli allarmismi lanciati in merito al surriscaldamento globale del pianeta" ha esordito Coleman nel suo intervento. "Credo ci sia una vera e propria frode relativa a questo tema e se si indagasse, anche facendosi aiutare da esperti legali, si scoprirebbe che i sostenitori di questa teoria hanno montato ad arte alcuni dati, per poter aumentare il ritorno mediatico che da anni ruota attorno al tema dell'ecologia e del riscaldamento globale del pianeta. La situazione non è così grave come ce la vogliono far credere e soprattutto l'essere umano non ha tutte le colpe delle quali si parla. Tra questa persone, che sul Global Warning hanno costruito parte della loro fortuna, annovero anche Al Gore".
Un intervento duro che, oltre a suscitare la sorpresa dei presenti e di alcuni rappresentanti della stampa, al momento non registra altre reazioni. Al Gore non ha commentato minimante le dichiarazioni ed anche gli ambientalisti più accaniti si sono limitati a "registrare" le dichiarazioni di Coleman senza al momento giudicarle.



Fonte (http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo403613.shtml)

lupone
24-03-2008, 23.55.11
«La macchina del tempo si è rotta»

La temperatura media nell'ultimo secolo è aumentata di circa un grado e non accenna a fermarsi. Questo porta a maggiore periodi di siccità ma anche a precipitazioni intense


Il tempo è un bestione sonnecchiante; a ogni risveglio combina disastri menando colpi formidabili a casaccio. È questo, in sostanza, il poco rassicurante messaggio di Michel Jarraud, segretario generale dell'Organizzazione mondiale della meteorologia: «È dal 1654, con Ferdinando II di Toscana, che si tenta di costruire una rete mondiale di osservatori meteorologici in grado di prevedere le evoluzioni del tempo, e di porre riparo ai possibili disastri — spiega —. Ma ancora oggi, nonostante questa rete di sorveglianza e allerta sia attiva, nove disastri naturali su dieci sono legati a condizioni idrometeorologiche avverse, che, dal 1980 al 2000, hanno provocato un milione e duecentomila vittime con un costo stimato di 900 miliardi di dollari». Anche i turisti non sfuggono alle insidie dei cosiddetti eventi estremi, come cicloni e inondazioni che, secondo alcuni, starebbero aumentando a causa del riscaldamento del pianeta. Il fenomeno de La Nina, per esempio, che sta portando in questi mesi a un raffreddamento delle acque del Pacifico meridionale, secondo Jim Salinger del servizio meteorologico locale potrebbe aumentare il rischio di cicloni fino a maggio alle latitudini delle Figi, Tonga e della Nuova Zelanda, ma anche nella Polinesia francese e nelle isole Cook. Con i cicloni, soprattutto se ad alta energia, con venti spiranti a più di 150 chilometri, non si scherza. Il più recente, il ciclone Jokwe, ha spazzato il Mozambico con raffiche superiori ai 200 chilometri uccidendo otto persone e distruggendo 20mila abitazioni. Contano i morti anche in Madagascar, dove a febbraio i cicloni Fame e Ivan hanno costretto intere comunità ad abbandonare i loro villaggi distrutti dalla furia dei venti.
Basta un grado in più di temperatura per alterare profondamente la macchina climatica, aumentando non solo cicloni e tifoni, ma anche inondazioni, ondate di calore, siccità. «Per 420mila anni la concentrazione di anidride carbonica è rimasta fra i 180 e i 280 parti per milione. Ora è a 370 parti per milione e sta crescendo ancora — ricorda Paul Epstein del Centro di salute e ambiente globale della Università di Harvard. — Di conseguenza la temperatura media nell'ultimo secolo è aumentata di circa un grado e non accenna a fermarsi. Questo sta già portando a un intensificarsi dei periodi di siccità da un lato e delle precipitazioni intense dall'altro ». L'alternarsi sempre più violento di questi opposti, unito all'innalzamento del livello dei mari mettono in ginocchio le grandi megalopoli del terzo mondo, in particolare quelle sulla riva di fiumi o del mare. È il caso di Dacca, in Bangladesh, che con i suoi 13 milioni di abitanti conosce ogni anno migliaia di vittime per cicloni e inondazioni del Bramaputra, determinato a sua volta dallo scioglimento dei ghiacciai dell'Himalaya. La contaminazione delle acque potabili che ne segue ha determinato anche recentemente epidemie di febbre tifoide e dissenteria.

«In questi anni abbiamo messo a fuoco un chiaro legame fra riscaldamento globale e diffusione delle malattie infettive — spiega Epstein —. La zanzara anofele, che è il vettore della malaria, per esempio, sta conquistando nuove latitudini ma anche ambienti montani. Le inondazioni improvvise, poi, diffondono insetti nocivi ma anche microbi come il vibrione del colera e Escherichia coli». E se nei paesi poveri e sovraffollati il clima imbizzarrito si manifesta soprattutto con disastri ed epidemie, il mondo ricco conosce sempre di più il fenomeno delle ondate di caldo, come avvenuto nel luglio del 2003 in Europa. Caldo crescente che ha fatto affermare al responsabile dei Servizi clima e meteo di Hong Kong, Lam Chiu-Ying, che da qui a fine secolo potremo dire addio all'inverno. Come cambierà l'industria del turismo in questo panorama? «A dire il vero il turismo sta già cambiando, o meglio adattandosi — spiega Daniel Scott dell'Organizzazione mondale del turismo. — Si deve prevedere infatti che le mete preferite si sposteranno a latitudini più settentrionali e a maggiori altitudini, a favore dei paesi nordici, ma anche dai tropici verso mete nella fascia temperata». Peraltro il turismo, oltre a essere vittima del cambio climatico ne è anche uno degli artefici, contribuendo all'emissione di gas serra per il 5% del totale, soprattutto attraverso i voli aerei e ai lussuosi resort nei paradisi tropicali con aria condizionata. Forse anche questo dovrà cambiare a favore di un turismo più sostenibile.
Luca Carra
23 marzo 2008(ultima modifica: 24 marzo 2008)
Fonte (http://www.corriere.it/salute/08_marzo_23/macchina_tempo_9d409dce-f8ed-11dc-8874-0003ba99c667.shtml)

lupone
29-03-2008, 15.48.06
25 Mar, 2008 at 06:27 PM L’ultimo Stato ad essere alluvionato, in queste ore, è l’Arkansas (1). Ampie zone dell’Ohio, il sud dell’Illinois e grandi spazi del Missouri sono già sott’acqua da una settimana. Detroit è sepolta sotto la neve, a marzo: non ha visto nevicate così, in questa stagione, dal 1920 (2).

Ora il NOAA, l’ente meteo degli Stati Uniti, lancia l’allarme di possibili imminenti alluvioni lungo il bacino del Mississippi, del fiume Ohio, del basso Missouri, in Pennsylvania e New Jersey, nel New York State, in tutto il New England, e persino in parti dell’arido West, fra cui il desertico Colorado (3). Il motivo?

«Eccezionali nevicate invernali unite alle recenti pesanti piogge» spiegano i comunicati dell’ente meteo: «Lo strato nevoso in aree dello Stato di New York e New England è di oltre 30 centimetri superiore al normale per questo periodo dell’anno; su certe montagne del Colorado e dell’Idaho la coltre nevosa contiene il 150-200% di acqua in più della media», che, sul punto di sciogliersi, «porta ad una possibilità di alluvioni superiore al normale».

Anche nel West «le nevicate sono state superiori al normale quest’inverno», anche se là la condizione di aridità diminuisce il rischio di alluvioni disastrose; «la portata dei fiumi migliorerà parecchio rispetto all’anno scorso». Stavamo parlando di riscaldamento globale causato dalle emissioni industriali?

Al contrario: «Se si prende il 1998 come punto di partenza, c’è stato un raffreddamento della terra. Se si prende come punto di partenza il 2002, il clima è in un plateau. Non è certo ciò che ci si doveva aspettare se è il CO2 a cambiare le temperature, perché i livelli di CO2 hanno continuato a crescere, ma le temperature di fatto sono scese negli ultimi dieci anni». Lo ha detto Jennifer Marohashi, biologa australiana, senior fellow dell’Institute of Public Affairs di Montreal, in una interessante intervista alla ABC Radio Nationa (4).

Da dieci anni la temperature scende, mentre le emissioni carboniose di origine umana salgono. «Su questo non ci sono vedute contrastanti fra gli scienziati», ha aggiunto la biologa. «Di fatto l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate change) ha riconosciuto la cosa: ha ammesso che negli ultimi otto anni, in questo secolo, la temperatura è ‘piatta’, nonostante i livelli di CO2 siano continuamente crescenti. Ciò che dovrebbe far salire le temperature. E’ qualcosa di inatteso, ma non viene discusso».

Ci sono solo delle ipotesi su questo fenomeno imprevisto dai modelli matematici: «Il capo dell’IPCC ipotizza che siano in gioco fattori naturali che compensano l’effetto-serra prodotto dal CO2, che è quello che dicono da sempre gli scettici dell’effetto-serra». Nell’ambiente scientifico «si è parlato molto dell’influenza del Sole, se andiamo verso un periodo di meno intensa attività solare, e se questo contribuisca all’attuale raffreddamento». Attuale raffreddamento, non riscaldamento.

I dati più sorprendenti vengono dal satellite «Aqua», lanciato dalla NASA soltanto nel 2002, che raccoglie dati non solo sulle temperature terrestri, ma sulla formazioni nuvolose e il vapor d’acqua. «I modelli che usiamo attualmente», spiega la Marohasy, «sono basati sull’idea che quando il CO2 crescente produce l’effetto-serra, aumenta anche il vapor acqueo nell’atmosfera, intensificando il riscaldamento. I dati del satellite ‘Aqua’ mostrano che avviene l’esatto contrario, ossia che quando (l’effetto serra) produce un aumento del riscaldamento, l’aumento del vapor d’acqua di fatto limitano l’effetto serra, lo compensano, con l’effetto di contrastare il riscaldamento anziché intensificarlo».

«Queste scoperte (del satellite Aqua) non sono messe in discussione dai meteorologi; solo, fanno fatica a ‘digerirle’. Penso che presto riconosceranno che i modelli su cui si basano hanno bisogno di una completa revisione, e che i nuovi modelli mostreranno un minore influsso dell’anidride carbonica nel riscaldamento». Secondo la biologa, la comunità metereologica mondiale cambierà i suoi paradigmi entro sei mesi.

Intervista istruttiva per molti versi. Mostra come la «comunità scientifica» si basi oggi totalitariamente su modelli computerizzati di previsione e proiezione elaborati da essa stessa e sia renitente a revisionarli quando fatti e scoperte nuove li smentiscono. Perché su quei modelli (e non sui fatti reali scientificamente accertati) gli scienziati e i tecnocrati politici hanno fondato una sorta di «ortodossia», che hanno imposto ideologicamente all’opinione pubblica. Questo è molti tipico della nostra epoca virtualistica.

Anche la speculazione nelle Borse si basa su «modelli matematici» che pretendono di prevedere i movimenti dei mercati e che - come abbiamo visto nel collasso dei subprime - non riescono a coglierne le «irregolarità», e gli imprevisti. Anche le guerre americane sono tutte basate su una totale fiducia nei computer e nei modelli previsionali, che pretendono di prevenire le mosse del nemico, ossia gli atti più imprevedibili che siano mai stati. Ossia che un tempo era riconosciuto come il campo dell’incerto per essenza, affidato all’intuizione dei grandi strateghi o alla loro fortuna.

Come sceglie i suoi generali?, fu chiesto a Napoleone, e lui: «Fortunati». Oggi, si presume che i computer - che possono solo tracciare «regolarità» - siano in grado di sostituire Napoleone o azzerare gli incerti della sorte, azzerando l’improbabile. Tutto ciò non ha ovviamente a che fare con la scienza di tipo galileiano, di cui gli scienziati si proclamano seguaci (l’abbiamo visto quando hanno negato a Ratzinger l’accesso alla Sapienza), bensì con una nuova specie di oscurantismo ultra-scientifico, alimentato da modelli matematici e dalla cieca fiducia nei computer.

E le decisioni politiche che vengono prese e imposte sono fantasticamente, fantascientificamente oscurantiste: dai macchinosamente irrealizzabili protocolli di Kyoto ai costosi progetti per «catturare il CO» dalle centrali a carbone e petrolio e dalle fabbriche, e iniettarlo nel sottosuolo onde non contribuisca all’effetto-serra, fino alle angosce paranoico-ambientaliste. E’ tutto un nuovo sistema di credenze scientiste che in qualche modo incitano le ansie apocalittiche, che ha sostituito la fede d’un tempo - quella che riconosceva l’imprevedibilità come un dato ineliminabile del vivere, e per questo volgeva preghiere all’Onnipotente.

Il movente più o meno conscio di queste credenze instaurate è appunto di eliminare, con le irregolarità, Dio stesso o almeno il bisogno di Lui. La nuova ortodossia è causa ed effetto della totale secolarizzazione, e la causa di un arretramento persino scientifico dell’umanità? Certo essa viene nutrita di sogni che non sono i miti delle età religiose, ma menzogne.

Un editoriale del giornale The Australian, nel commentare le scoperte del satellite Aqua, ha commentato: «Ogni evento climatico che possa rafforzare l’ortodossia del riscaldamento globale viene gridato in prima pagina. Ma un fatto come questo, ossia che il riscaldamento globale s’è fermato da dieci anni, non viene mai riportato. Il che, diciamolo, è straordinario».
FONTE (http://www.nexusedizioni.it/apri/Argomenti/Geopolitica/Riscaldamento-globale-di-Maurizio-Blondet/)



1) Jon Gambrell, «Forecasters warn of flooding in Arkansas», Associated Press, 24 marzo 2008.
2) «Whitest Easter in Detroit in decades», Associated Press, 22 marzo 2008.
3) «Current major flooding in US a sign of things to come, says NOAA», Science Daily, 23 marzo 2008.
4) Christopher Pearson, «Climate facts to warm to», The Australian, 22 marzo 2008.

lupone
22-04-2008, 08.48.32
18/04/2008Aria http://www.greenreport.it/img/default/bordi/ad.png
Tagikistan, dove il global warming fa il suo sporco lavoro

LIVORNO. Il Tagikistan, uno degli Stati indipendenti nati dallo spappolamento dell’Asia centrale ex sovietica, sembra essere una specie di dimenticata e lontana calamita degli effetti del cambiamento climatico mondiale. L’ufficio per gli affari umanitari dell’Onu (Ocha) ha rilanciato l’allarme per l’elevato rischio di inondazioni e frane e chiede con urgenza almeno 1,4 milioni di dollari per acquistare e distribuire riserve d’acqua ad almeno 1.500 abitazioni.

Intanto «le zone infestate dalle cavallette dovrebbero aver raggiunto i 150mila ettari, un aumento di circa il 30% in rapporto al 2007».

Le condizioni climatiche e la cattiva gestione dello spargimento degli insetticidi dell’anno scorso, hanno provocato un aumento di deposizione di uova di cavallette ed un loro rapidissimo sviluppo.

La Fao ha lanciato un appello per ottenere 500 mila dollari per poter acquistare i pesticidi e le attrezzature necessarie per far fronte ad un’invasione ormai divenuta abituale. Occorrono immediatamente aiuti alimentari per 150 mila famiglie, per un totale di 1,4 milioni di dollari, e il governo di Dushambé sembra impotente di fronte ai disastri ambientali che devastano il Paese e che renderebbero necessarie non misure di emergenza ma preventive, con l’acquisto di generi alimentari, attrezzature e pesticidi da immagazzinare nelle zone più vulnerabili del Tagikistan per una rapida reazione in caso di più che probabile catastrofe.

Quella che è la naturale retrovia della guerra afghana si è dimostrato un Paese impotente di fronte alle piogge torrenziali ed alle siccità che innescano invasioni bibliche di cavallette, scosso anche dal fondamentalismo islamico, ma al quale sono finora giunti più o meno 12,4 milioni di dollari, solo il 49% di quanto ci sarebbe bisogno secondo l’Ocha per affrontare davvero la situazione.

Fonte (http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=13089)

max cave
22-04-2008, 08.57.56
tutto interessantissimo; grazie Mariano!

lupone
23-04-2008, 12.19.50
Mare troppo caldo, i pesci perdono la strada

ROMA (22 aprile) - Il riscaldamento del mare fa diventare i pesci “sordi”, compromettendo le loro capacità di orientamento; la scoperta è di una ricercatrice italiana, Monica Gagliano che lavora in un team di scienziati oceanografici dell'Australian Institute of Marine Science (http://www.aims.gov.au/) di Townsville nel Queensland. Osservando il comportamento della “Damigella Juventina”, un pesce dalla livrea bianca e nera il cui nome scientifico è “Dascyllus Melanurus”, ha scoperto che i giovani della specie, dopo aver trascorso i primi mesi di vita in alto mare, non riescono più a trovare la strada per la barriera corallina, loro habitat naturale e, soprattutto, luogo destinato alla riproduzione. Il motivo di questo disorientamento, secondo la ricercatrice, va cercato nell'aumento della temperatura dell'acqua del mare che provoca una diminuzione del calcio, elemento fondamentale nello sviluppo osseo dei pesci e del corallo.

La carenza di questa sostanza infatti, impedisce un corretto sviluppo degli organi sensoriali (gli “otoliti”) che consentono ai pesci di “sentire” le vibrazioni provenienti dalla barriera corallina, fondamentali per ritrovare la “strada di casa”. Dopo una serie di esperimenti e osservazioni di diversi esemplari della fauna ittica, si è scoperto che l'orecchio del pesce è in grado di percepire suoni che abbiano una frequenza compresa tra i 16 e i 7.000 hertz.

Le onde sonore si trasmettono meglio nell'acqua che nell'aria e ogni movimento genera un suono e quindi una vibrazione. I pesci “comunicano” tra loro muovendo le pinne o le branchie o ancora sollecitando le parti cartilaginee. I suoni così generati vengono amplificati dalla vescica natatoria che funziona, in questo caso, come una cassa di risonanza collegata in alcune specie all'orecchio interno degli ossicini che permettono la trasmissione del suono dalla pelle all'apparato uditivo. E nei nostri mari? Per il momento sembra che i pesci nostrani ci sentano benissimo anche se, secondo Massimo Guerrieri, presidente del Cirspe, il centro studi della Federcoopesca-Confcooperative, il Mediterraneo, come “mare chiuso” è molto esposto a sensibili aumenti della temperatura che, alterando il ph, riducono la presenza del calcio compromettendo un corretto sviluppo della fauna marina. Quanto alla specie più esposta, secondo il ricercatore, è la Castagnola (Chromis chromis), l'unico pesce mediterraneo appartenente alla famiglia Pomacentridae, la stessa esaminata dai ricercatori australiani.

FONTE (http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=22962&sez=HOME_PIACERI)

lupone
23-04-2008, 17.41.19
Meteoterrorismo


Studiosi di tutto il mondo , basta con tutti questi allarmismi sul clima !!
Ormai è diventato un tormentone , un’ossessione. Non si fa altro che parlare dei record di caldo , delle stagioni più calde del secolo. L’effetto Serra fa ormai più notizia della politica. Si sente sempre più spesso parlare di estate torrida. Frasi del tipo “sarà l’estate più torrida di sempre” - “scarseggia l’acqua per via delle piogge sempre meno frequenti” - “allarme caldo , smog e riscaldamento globale”. Sono questi i temi più ricorrenti ed utilizzati ormai da tutti gli studiosi che , non si capisce se volutamente o in buona fede , informano sempre più in modo scorretto i nostri preziosi Media.
Ebbene, mi chiedo , non sarebbe ora di fare un po’ di chiarezza in merito ?
Mi permetto di fare alcune riflessioni su questi temi così tanto gettonati.
Ma andiamo con ordine e cominciamo col dire che il termine Effetto Serra viene utilizzato in modo relativamente scorretto. Lo sapevate che è proprio l’Effetto Serra che permette all’uomo di vivere sul nostro Pianeta ? O meglio , che è l’Effetto Serra che rende il nostro pianeta abitabile ? Se non esistesse questo fenomeno , la terra , sarebbe interamente ricoperta di ghiaccio e le temperature sarebbero talmente rigide da non permettere nemmeno all’orso polare di viverci !!! Quello che noi chiamiamo Effetto Serra , dunque, non è altro che un fenomeno positivo che necessita di esserci !!! Il nostro problema non è l’Effetto Serra , bensì l’aumento dei Gas Serra prodotti dalle attività umane.
E adesso parliamo di un altro termine utilizzato in modo fortemente errato. “TORRIDO” : il termine torrido sta a significare caldo SECCO, e non fortemente caldo come ci vogliono far intendere. Dunque non è giusto parlare d’estate torrida intesa come estate caldissima.
Si vuole per forza di cosa spaventare la gente annunciando l’arrivo dell’estate più calda di sempre ? Va bene !! Allora annunciamo che sarà l’estate più CALDA di sempre e non la più TORRIDA !!! Magari fosse torrida , dico io. Almeno ci toglieremmo il problema dell’afa e dell’umidità !!
Che dire cari Lettori. Non credete sia giunto il momento di smetterla con questo continuo allarmismo ?? Non pensate sarebbe ormai il caso di fare un po’ di educazione su come affrontare gli effetti di queste problematiche causate dei presunti cambiamenti climatici ?
Ormai l’abbiamo capito tutti che la temperatura del pianeta sta aumentando. Siamo ormai tutti a conoscenza del fatto che piove e nevica di meno e che abbiamo sempre più spesso problemi idrici ed energetici. Basta allora con questi articoli divenuti ormai obsoleti , scritti , sembra, allo scopo di spaventare la gente e con il puro intento di fare notizia. Vogliamo fare informazione veramente ? Bene !! Allora cominciamo a dare consigli su come risparmiare acqua ed energia. Alla gente comune non interessa più sapere se l’inverno o la primavera che abbiamo appena vissuti sono stati i più caldi di sempre. A loro interessa sapere a cosa andiamo incontro. Interessa sapere cosa poter fare per evitare che si verifichino gli scenari apocalittici che disegnano molti studiosi sul futuro del nostro pianeta. E’ chiedere troppo ?????
Ma tanto , ormai , sappiamo bene come l’Italia abbia forti carenze in termini di prevenzione. Forse hanno ragione gli studiosi. Divertiamoci a fare terrorismo mediatico invece che fare vera ed utile informazione…………
Stefano Ghetti
Direttore EmiliaMeteo.it



Fonte (http://ghetti-modena.blogautore.repubblica.it/2007/06/03/il-meteoterrorismo/)

lupone
02-05-2008, 16.12.21
Ecosistemi a rischio
Si espande l'Oceano povero di ossigeno


Fra i 300 e i 700 metri di profondità il tasso di diminuzione annua è stato stimato tra 0,09 e 0,34 micromoli per chilogrammo in mezzo secolo PAROLE CHIAVE
OCeano (http://lescienze.espresso.repubblica.it/risultati?lr=&q=OCeano&search=sito)

http://data.kataweb.it/kpm2scienzex/field/fotoimage/fotoscienze/1329127


Le acque povere di ossigeno occupano ampi volumi degli oceani tropicali orientali di profondità intermedia. Le condizioni di scarsità di ossigeno hanno infatti un impatto ad ampio raggio sugli ecosistemi, dal momento che importanti macrorganismi mobili evitano tali zone, ma anche in tal modo non riescono a sopravvivere. I modelli climatici prevedono un declino nell’ossigeno disciolto nell’oceano a causa del riscaldamento globale.
Nell’articolo Expanding Oxygen-Minimum Zones in the Tropical Oceans pubblicato sull'ultimo numero di "Science", Lothar Stramma e colleghi dell’Università di Kiel (http://www.uni-kiel.de/index-e.shtml) e del Leibniz Insitute for Baltic Sea Research Warnemünde (http://www.io-warnemuende.de/admin/en_index.html) di Rostock in Germania, in collaborazione con la National Oceanic and Atmospheric Administration (http://www.noaa.gov/) di Seattle, nello stato di Washington, Stati Uniti, e della Scripps Institution of Oceanography (http://www.sio.ucsd.edu/) di La Jolla, in California, mostrano le serie storiche degli ultimi 50 anni della concentrazione di ossigeno disciolto per alcune regioni oceaniche tropicali ottenute completando le registrazioni storiche con gli ultimi dati che si sono resi disponibili.
Questa serie rivela l’espansione verticale avvenuta negli ultimi cinque decenni di queste zone di bassi livelli di ossigeno alle profonde intermedie nel Atlantico tropicale orientale e nel Pacifico equatoriale.
Nello strato compreso tra i 300 e i 700 metri di profondità, il tasso di diminuzione annua è stato stimato tra 0,09 e 0,34 micromoli per chilogrammo.
Si tratta di riduzioni significative che, se non corrette nei prossimi anni, non mancheranno di avere drammatiche e conseguenze per gli ecosistemi costieri e sulle economie basate sul loro sfruttamento. (fc)
Fonte (http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Si_espande_l_Oceano_povero_di_ossigeno/1329068)

lupone
20-05-2008, 14.19.37
AMBIENTE 20/5/2008 - UNO STUDO IN CONTROTENDENZA http://www.lastampa.it/common/images/pixel.gif Meno uragani per via del riscaldamento della Terra http://www.lastampa.it/common/images/pixel.gif http://www.lastampa.it/common/images/pixel.gif
http://www.lastampa.it/common/images/pixel.gif In dubbio le teorie enunciate fino ad oggi. I ricercatori: «L’incremento degli uragani nell’Atlantico dipende dalle emissioni di gas serra»http://www.lastampa.it/common/images/pixel.gif http://www.lastampa.it/common/images/pixel.gif Non solo il riscaldamento globale non avrebbe niente a che vedere con la formazione degli uragani nell’Atlantico, ma l’aumento della temperatura della superficie terrestre sarebbe in realtà un ottimo deterrente, contribuendo a ridurne il numero e, di conseguenza, gli effetti devastanti per l’ambiente e le persone. Sono queste le conclusioni di uno studio federale americano, pubblicato sulla rivista Nature Geoscience, che giungono in concomitanza con una petizione dell’Oregon Institute of Science and Medicine, firmata da oltre 31 mila scienziati americani che hanno chiesto al governo Usa di continuare a rifiutare gli accordi di Kyoto sul riscaldamento globale perchè questo, secondo loro, non sarebbe causato direttamente dall’uomo.

Lo studio del meteorologo dell’università di Princeton Tom Knutson, della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa, l’agenzia meteo del governo americano), è destinato a far discutere e ad aprire un ampio dibattito all’interno della comunità scientifica mondiale. Knutson mette sostanzialmente in dubbio le numerose teorie di scienziati di tutto il mondo che finora hanno sempre sostenuto che tra i cambiamenti del clima e la formazione degli uragani atlantici - come il devastante Katrina, che nel 2005 ha colpito New Orleans provocando la morte di quasi 2000 persone - ci sia uno stretto collegamento.

Per l’autore dello studio non ci sarebbe invece alcuna evidenza che «l’incremento degli uragani nell’Atlantico dipenda dalle emissioni di gas serra». Anzi, la sua conclusione è che l’innalzamento delle temperature farà diminuire il numero degli uragani, che si ridurranno del 30% entro la fine di questo secolo a causa di fattori connessi con l’andamento dei venti.

Non solo buone notizie, tuttavia: se lo studio americano prevede, da una parte, la riduzione degli uragani atlantici, dall’altra sostiene che i fenomeni che colpiranno le coste atlantiche saranno sempre più violenti col passare del tempo. Secondo il modello di Knutson, infatti, la forza dei venti è destinata ad aumentare del 2% mentre le precipitazioni che sviluppano in un raggio di 50 chilometri dall’uragano potrebbero aumentare del 37%.

Proprio in questi giorni più di 31 mila scienziati americani hanno sottoscritto una petizione per chiedere al governo degli Stati Uniti di non adeguarsi agli accordi sul riscaldamento gobale firmati a Kyoto nel 1997.

«Non c’è alcuna evidenza scientifica - si legge nella petizione dell’Oregon Institute of Science and Medicine - che le emissioni umane di anidride carbonica, metano o altri gas serra stiano causando o possano causare in futuro il catastrofico riscaldamento dell’atmosfera terrestre».

Fonte (http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/ambiente/grubrica.asp?ID_blog=51&ID_articolo=694&ID_sezione=76&sezione=Ambiente)

lupone
02-06-2008, 12.21.29
Alla vigilia del summit della Fao, abbiamo letto il rapporto che verrà presentato domani
Allarme per l'uso intensivo dell'agricoltura per la produzione di biocombustibili

Il disastro climatico
sta già portando la fame

820 milioni di persone sottonutrite: più della metà lavora proprio
nella produzione di cibo. Servono nuove trattative post-Kyoto
di ANTONIO CIANCIULLO


http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/esteri/vertice-fao/rapporto-clima-nutrizione/afp_13073972_01150.jpg
ROMA - Forse è già cominciato e non ce ne siamo accorti. Dopo aver letto Nutrition, Climate Change and Bioenergy, il rapporto che la Fao presenterà domani, all'apertura del summit di Roma, è difficile sfuggire alla sensazione che lo spettro della fame sia uno degli effetti del global warming in atto, che lo scenario devastante del disastro climatico annunciato al futuro debba essere declinato al presente.

Nei paesi in via di sviluppo 820 milioni di persone sono sottonutriti e, nota la Fao, al danno si aggiunge la beffa: metà di questi affamati sono contadini, il 30 per cento pescatori e gente che abita in campagna, il 20 per cento poveri urbanizzati. Dunque più di metà della popolazione che non ha abbastanza cibo è costituita da persone che per lavoro producono cibo. Vuol dire che nel meccanismo si è rotto qualcosa. E questo qualcosa è legato "alle due maggiori sfide che abbiamo di fronte nella battaglia contro l'insicurezza alimentare e la malnutrizione: il cambiamento climatico e il crescente uso dei raccolti agricoli come fonte di energia".

La coperta è troppo corta e tirarla da una parte serve a poco. Non si può pensare di continuare ad aumentare la quantità totale di cibo usando sempre più acqua e sempre più energia perché sono proprio questi i fattori che limitano la crescita. Un miliardo e 400 milioni di persone vivono lungo bacini fluviali che già oggi usano più acqua di quella che si rinnova naturalmente. E la popolazione delle città - quella che consuma più risorse ed energia - raddoppierà tra il 2007 e il 2050. In queste condizioni tentare di conquistare energia pescando nello stesso pacchetto di risorse che oggi offre una risposta alle esigenze alimentari serve a poco.


La domanda di biocombustibili non è la principale responsabile della crescita dei prezzi alimentari (un meccanismo governato soprattutto dalla domanda crescente) ma contribuisce per un 10-15 per cento. E aggiunge danno a danno: "Visto che la domanda di biocombustibili resterà probabilmente alta e si dovranno sostenere i raccolti alimentari, si finirà per utilizzare nuove terre per le coltivazioni. Bruciare le foreste produrrà così altri gas serra che accelereranno il cambiamento climatico".

Un meccanismo perverso che non si può fermare discutendo solo di tecnologie. "Una più vasta partecipazione al processo di sviluppo da parte delle persone più povere e vulnerabili e delle donne", nota la Fao, "può portare a programmi nutrizionali più efficaci". E l'apertura dei negoziati per la seconda fase del protocollo di Kyoto (quella che scatterà dopo il 2012) offre l'occasione per inserire il tema agricolo nell'agenda degli impegni obbligatori a difesa del clima. Anche perché il governo della terra pesa per più del 30 per cento sull'assieme delle emissioni serra (17,4 per cento la deforestazione, 13,5 per cento l'agricoltura).

Solo con un uso più attento delle risorse disponibili, con l'aumento dei servizi di base e con una più capillare informazione si potrà alleggerire il doppio peso che grava sull'umanità: 820 milioni di affamati e un miliardo di persone sovrappeso (di cui 300 milioni obesi). Una pressione congiunta che rischia di far saltare gli obiettivi di lotta alla malnutrizione: in Messico il numero delle persone obese e sovrappeso è quasi raddoppiato tra le fasce più povere della popolazione tra il 1988 e il 1998 e ha raggiunto oggi quota 60 per cento.

(2 giugno 2008)

Fonte (http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/esteri/vertice-fao/rapporto-clima-nutrizione/rapporto-clima-nutrizione.html)

lupone
16-06-2008, 22.46.20
Il clima, ecco perché cambia

di Marco Magrini

(http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/SpecialiDossier/2008/risparmio-energetico/riparmiare-ciabatta-corrente-trasformatore.shtml?uuid=7f363b20-d63a-11dc-b16c-00000e25108c&DocRulesView=Libero&correlato)
http://adv.ilsole24ore.it/5/www.ilsole24ore.it/05/sole4/tecnologia_business/1126557158/VideoBox_180x150/OasDefault/Autopromo_SGR_180x150/180x150_CINEMA.html/39373235376336653436353938613630?_RM_EMPTY_
L'evoluzione di una civiltà dipende dalla quantità di energia che ha a disposizione. O almeno, è quanto credeva Nikolai Kardashev, l'astronomo russo che nel 1964 propose una scala per misurare il grado evolutivo delle società extraterrestri, ovviamente nella speranza di incontrarne qualcuna. Ridotta ai minimi termini, la scala di Kardashev è piuttosto semplice: le civiltà di Tipo I sono quelle in grado di sfruttare l'intera energia di un pianeta. Quelle di Tipo II riescono a usare l'energia di una stella. E quelle di Tipo III, manco a dirlo, riescono addirittura a mietere l'energia di un'intera galassia.

Al giorno d'oggi, sulla Terra, si stima che la civiltà umana usi l'equivalente di 15 terawatt di energia (la misura corretta sarebbe 490 miliardi di miliardi di joule all'anno: un joule è un watt al secondo). Ovvero un'irrisoria frazione delle risorse energetiche del pianeta: i 174mila terawatt che piovono dal Sole, i 23 terawatt della geotermia e i miseri 3 terawatt prodotti dalla maree. Ah già, poi ci sono anche le risorse fossili (la cui combustione produce oltre 13 terawatt) che la civiltà terrestre ha ingegnosamente imparato a pescare sottoterra. Il guaio è che quelle catene di atomi di carbonio e di idrogeno che compongono gas naturale, petrolio e carbone, quando bruciate, accoppiano il carbonio a due atomi d'ossigeno e fanno la CO2. La famigerata anidride carbonica.
Sì, certo. Parlare di riscaldamento globale nel bel mezzo della più fredda e piovosa primavera degli ultimi trent'anni, può sembrare anacronistico. Ma il guaio è proprio questo. Anche due inverni or sono, quando l'inverno non è arrivato era forse eccessivo gridare al global warming, come invece accadeva puntualmente nelle chiacchere al bar. Proprio come le emozioni, il clima è un meccanismo delicato. Ma anche molto di più: è frutto di così tante variabili che non esiste supercomputer capace di calcolarle in modo definitivo.

Se non ci fosse stata l'anidride carbonica, a trattenere parte della radiazione infrarossa riflessa dal pianeta (il cosiddetto effetto-serra) la temperatura media sarebbe di -19 gradi centigradi e sulla Terra non ci sarebbe ombra di civiltà né, forse, di vita. Prima della Rivoluzione industriale (e prima della sovrappopolazione), c'erano 280 parti di CO2 per ogni milione di molecole nell'atmosfera. Oggi che bruciamo allegramente circa 90 milioni di barili di petrolio al giorno, siamo intorno alle 390. Presto saranno 400.
Quello del clima, è un caos.
La Nasa ha annunciato che, dopo i recenti effetti raffreddanti de La Nina, sta entrando in gioco la cosiddetta Oscillazione decennale del Pacifico, che comporta – e nessuno sa veramente perché – fasi alterne di acque calde e fredde, che durano fra i 20 e 30 anni. Un recente studio tedesco promette dieci anni di clima più rigido in Europa. Anche se il Met Office britannico ha subito precisato che gli effetti del global warming mitigheranno un po' quel raffreddamento.
Intanto, su Nature è comparso un articolo che lancia l'allarme sugli idrati di metano: in poche parole, acqua e metano allo stato solido depositati in quantità enormi sul fondo degli oceani. Col crescere della temperatura, stanno rilasciando quel gas (che ha una potenzialità-serra 21 volte l'anidride carbonica) nell'atmosfera. Potenzialmente, potrebbero portarci al tipping point: il punto di non ritorno.
Quello del clima, è un caos caldo.
Così come è illogico tremare di paura per un'inverno mite, è illogico – nelle uggiose giornate di questa piovosa primavera – dimenticarsi che l'effetto-serra era stato previsto da un fisico svedese già nel remoto 1896: la capacità di certe molecole di trattenere la radiazione di certe frequenze è un fenomeno fisico indisputabile. Anche se a Ferragosto farà più freddo del solito, il mondo si sta riscaldando più del solito.

Tradurre tipping point con «punto di non ritorno», fa assumere al termine un sapore drammatico. L'espressione inglese (resa celebre dall'omonimo libro di Malcolm Gladwell), indica ad esempio quel momento in cui un oggetto, leggermente sospinto fino al bordo di un tavolo, cade giù. L'Internet è stato un perfetto caso di tipping point: l'avvento del web ha prodotto una serie inarrestabile di rivoluzioni a cascata. Il mondo, difatti, non sarà mai più come prima.
Il problema è che l'eventuale tipping point climatico, sarebbe gravido di spiacevoli effetti collaterali. Se l'aumento della temperatura contribuisse davvero a sprigionare il metano delle profondità oceaniche (e quello racchiuso sotto il permafrost artico), l'effetto-serra potrebbe scivolare giù dal tavolo.
In altre parole, quella crescita lineare (nel lungo periodo) della CO2 e della temperatura – sulla quale si basano, per motivi di prudenza, tutti gli "allarmistici" rapporti dell'Ipcc – potrebbe assumere un andamento non-lineare. E non sarebbe una bella notizia.

Siccome il clima è un caos caldo in tutti i sensi, ci sono scienziati che addebitano all'Ipcc di aver esagerato con le previsioni, e altri che accusano l'autorità climatica dell'Onu di aver sottostimato la portata degli eventi. Tutto questo, mentre il mondo aspetta di sapere se l'anno prossimo – quando a dicembre si chiuderanno le trattative per il nuovo trattato sulle emissioni-serra – alla Casa Bianca ci sarà Obama o McCain. Se sarà l'uno o sarà l'altro farà qualche differenza ma, a quanto pare, sono entrambi pronti a interrompere il "negazionismo" unilaterale del riscaldamento, a lungo perpetrato della presidenza Bush.Fuori piove e fa freddo. Per fortuna si vedono le rondini, che almeno stavolta fanno primavera.
Però una cosa pare certa. Secondo la scala di Kardashev, la civiltà terrestre è ancora di Tipo 0. Le società extraterrestri di Tipo I, devono aver trovato il modo di superare lo scalino evolutivo della dipendenza da idrocarburi, in modo da non sconvolgere i delicati equilibri del loro pianeta. Viceversa, non sarebbero arrivate lì dove sono. Se ci sono.
[/URL]
[URL="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/06/cambiamento-climatico.shtml?uuid=d92cd4d0-3883-11dd-854a-00000e251029&DocRulesView=Libero"]Fonte (http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/06/cambiamento-climatico_2.shtml)
(http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/06/cambiamento-climatico_2.shtml)


(http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/06/cambiamento-climatico_2.shtml)

lupone
19-06-2008, 16.18.35
CLIMA/ ALLARME ARTICO, TRA DIECI ANNI IN ESTATE SENZA GHIACCIO

Calotta si sta sciogliendo a ritmo molto più rapido del previsto


Roma, 19 giu. (Apcom) - Fra dieci anni appena il Mar Glaciale Artico potrebbe essere completamente libero dai ghiacci in estate. E' il nuovo allarme lanciato dal National Snow and Ice Data Center (NSIDC) in base agli ultimi dati raccolti al Polo Nord.
Nonostante un inverno piuttosto rigido, il ghiaccio artico si sta sciogliendo a un ritmo più veloce dell'anno precedente. I dati indicano che all'inizio dell'anno, nel gennaio 2008, il ghiaccio ricopriva un'area più vasta di quella dell'anno precedente. Ma adesso il ghiaccio si estende su una superficie quasi identica a quella dell'inizio estate 2007, che già stabiliva un record. Se il trend resterà uguale, spiegano gli scienziati, con uno strato di ghiaccio così sottile nel giro di 10 anni al Polo Nord in estate non ci sarà più ghiaccio.
"Il vero problema è che la gran parte della calotta polare è diventata molto sottile e se l'estate sarà normale, si potrebbe sciogliere tutto", ha detto alla Bbc, Julienne Stroeve del NSIDC di Boulder, Colorado.
Alcuni anni fa gli scienziati avevano previsto lo scenario dell'estate ice-free (senza ghiaccio) per il 2080. Poi i computer cominciarono ad elaborare dati che indicavano il 2050. Adesso si parla invece del 2020.



Fonte (http://notizie.alice.it/notizie/esteri/2008/06_giugno/19/clima_allarme_artico_tra_dieci_anni_in_estate_senz a_ghiaccio,15177312.html)

lupone
20-06-2008, 16.49.26
GLOBAL WARMING| http://www.lanuovaecologia.it/img/spacer.gif Clima, Russia a rischio disastri http://www.lanuovaecologia.it/img/spacer.gif http://www.lanuovaecologia.it/images/ghiacciaio_5661_3.jpg
Entro il 2030 il riscaldamento globale e lo scioglimento del permafrost russo settentrionale potrebbero portare alla distruzione di case, foreste ed infrastrutture. Il monito è del primo vice ministro delle emergenze Ruslan Tsalikov http://www.lanuovaecologia.it/img/spacer.gif Entro il 2030 il riscaldamento globale e lo scioglimento del permafrost russo settentrionale potrebbero portare ad una catastrofe con la distruzione di case, foreste ed infrastrutture, compresi i depositi sotterranei per stoccare gli idrocarburi: il monito è del primo vice ministro delle emergenze Ruslan Tsalikov, come riferisce l'agenzia Ria Novosti.

"Se la temperatura annuale aumenta di uno o due gradi il permafrost potrebbe diminuire del 50%, ha osservato Tsalikov, aggiungendo che "anche il rischio di inondazioni raddoppierebbe". Un fenomeno, ha spiegato durante una tavola rotonda svoltasi al Senato, che potrebbe comportare anche al rilascio di grandi quantità di gas metano (gli esperti ritengono che il permafrost russo celi il 30% delle riserve mondiali, ndr). Attualmente il permafrost della Siberia occidentale si sta sciogliendo di quattro centimetri all'anno.

Se la tendenza continuerà, il confine del permafrost salirà ulteriormente di 80 km nei prossimi 20 anni. Nella regione artica, la superficie del ghiaccio si è ridotta di circa il 50% in quasi 30 anni, passando dai 7,2 milioni di km quadrati del 1979 ai 4,3 milioni del 2007. E con la riduzione dei ghiacci, si riduce anche la quantità di luce solare riflessa, fenomeno che contribuisce ad aumentare il global warming.

20 giugno 2008

Fonte (http://www.lanuovaecologia.it/inquinamento/clima/10027.php)

lupone
24-06-2008, 10.00.41
2008-06-23 21:47 ARTICO FORSE SENZA GHIACCI QUESTA ESTATE http://www.ansa.it/webimages/mida/medium/13/4b57de385102c8aa3fd65016eb7118e2.jpg ROMA - Il sottilissimo strato di ghiaccio stagionale che circonda il Polo Nord geografico potrebbe sciogliersi nei prossimi mesi, tanto che per la prima volta questa estate il Polo Nord potrebbe essere libero dei ghiacci. E' l'ipotesi prospettata alla rivista National Geographic da alcuni esperti che stanno studiando gli effetti dei cambiamenti climatici a bordo della nave rompighiaccio canadese Amundsen.

"Quest'anno il Polo Nord potrebbe per la prima volta essere libero dai ghiacci", ha detto alla rivista David Barber, dell'università di Manitoba. La previsione non contraddice i recenti modelli che prevedono lo scioglimento dei ghiacci dell'Artico fra il 2013 e il 2030. Tuttavia lo scioglimento del sottile strato di ghiaccio stagionale è considerato dai ricercatori come il campanello di allarme sulla portata e la rapidità dei cambiamenti indotti dalle trasformazioni del clima.

L'ipotesi si basa su osservazioni dirette e su immagini da satellite che mostrano come l'area che circonda il Polo Nord geografico è composta da un sottile strato di ghiaccio stagionale, che si forma cioé ogni anno in inverno. Un ghiaccio di questo tipo, ha osservato lo studioso, tende a sciogliersi più facilmente durante l'estate rispetto allo strato di ghiaccio più spesso e denso che si accumula nell'arco di anni. Vale a dire che "il ghiaccio in prossimità del Polo Nord è più incline a sciogliersi e che, di conseguenza, c'é un'alta probabilità di vedere un Polo Nord libero dai ghiacci", ha osservato anche in una e-mail inviata alla rivista il climatologo Sheldon Drobot, dell'università del Colorado. Ma ci sono anche alte probabilità he il sottile strato di ghiaccio, spinto in direzione del Canada dalla rotazione terrestre, potrebbe anche superare indenne l'estate.

Fonte (http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_102977936.html)

lupone
26-06-2008, 15.20.14
Modelli climatici
L'Atlantico tropicale distrugge gas serra


Questo nuovo "pozzo" di gas serra potrebbe però trasformarsi in "fonte" se aumentasssero in aria gli ossidi di azoto trsportati dai venti provenienti dai continenti .
Enormi quantità di ozono – il 50 per cento in più circa di quanto previsto dagli attuali modelli climatologici – vengono eliminate nella troposfera soprastante l'Oceano Atlantico tropicale. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori del National Centre for Atmospheric Science (http://www.ncas.ac.uk/) britannico e delle Università di York (http://www.york.ac.uk/) e di Leeds (http://www.leeds.ac.uk/), che ne riferisce in un articolo pubblicato su “Nature”. La scoperta è significativa in quanto nella bassa atmosfera l'ozono agisce da gas serra; inoltre, i processi legati alla sua distruzione portano alla rimozione di quantitativi del terzo gas serra per importanza, il metano.
I ricercatori, diretti da Alastair Lewis, hanno proceduto a una serie di misurazioni aeree dei livelli di ozono a differenti altezze e in diverse zone dell'Atlantico tropicale, dopo aver constato l'esistenza di valori considerati anomali secondo i modelli attuali nelle rilevazioni fatte dall'Osservatorio atmosferico di São Vicente, nelle isole di Capo Verde.
Nel corso dello studio sono stati in particolare rilevati ossidi di bromo e di iodio, prodotti dallo spay marino che si leva dalla superficie dell'oceano e dal fitoplancton. Questi ossidi reagiscono con l'ozono, distruggendolo e innescando una serie di reazioni che portano anche alla distruzione del metano.
Il fenomeno era finora passato inosservato in quanto si verifica in aree remote e difficili da raggiungere.
“Al momento si tratta di una buona notizia, visto che vengono distrutti più ozono e metano di quanto pensato, ma l'Atlantico tropicale non può per questo essere considerato come un sicuro e permanente 'pozzo' per l'ozono. La composizione dell'atmosfera si trova qui in un delicato equilibrio, e anche un piccolo aumento nei quantitativi degli ossidi di azoto provenienti dai combustibili fossili che arrivano dall'Europa, dall'Africa occidentale e dal Nord America trasportati dai venti potrebbe trasformarlo da un pozzo a una fonte di ozono", ha commentato Lewis. (gg)


Fonte (http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/L_Atlantico_tropicale_distrugge_gas_serra/1332479)

lupone
27-06-2008, 14.58.38
Le piante di montagna "scappano" dal caldo

http://www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20080627_pp.jpg (http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=26679&sez=HOME_PIACERI#) ROMA (27 giugno) - L'effetto serra e il progressivo surriscaldarsi della calotta terrestre producono nuovi effetti sulla vita delle specie botaniche di alta quota. Secondo uno studio condotto dalla rivista statunitense Science (http://www.sciencemag.org/), per porre rimedio al generale aumento delle temperature, le piante di montagna tenderebbero a spostarsi sempre più in alto. Secondo l'indagine, infatti per effetto dei cambiamenti climatici gli alberi delle montagne dell'Europa occidentale sono salite a quote più alte in media di 29 metri.

Per giungere a questa conclusione i ricercatori dell'università francese di Nancy hanno esaminato i dati di 171 piante di montagna distribuite su sei diversi gruppi montuosi dell'Europa Occidentale, dalle Alpi ai Pirenei, verificando le variazioni della loro altitudine in due intervalli temporali : tra il 1905 e il 1985 e tra il 1985 e il 2005.

Il risultato? L'altitudine delle specie è aumentata molto di più nel secondo periodo. E il comportamento è stato riscontrato, nel maggior numero dei casi, tra le specie che vivono più in alto, apparsi più sensibili al caldo. Secondo i dati raccolti, su 171 specie 118 sarebbero salite di quota, mentre 53 hanno mantenuto la loro posizione, e alcune tra queste sarebbero scese più in basso. Studi precedenti hanno dimostrato in passato che per le piante alpine stanno variando, oltre all'altitudine, anche le zone geografiche dove prosperare.


Fonte (http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=26679&sez=HOME_PIACERI)

lupone
12-07-2008, 23.48.30
Cielo grande, cielo blu, ma che caldo fa quaggiù



http://media.focus.it/allegati/184950.JPG http://www.focus.it/media/3/6885/piu.gif



Negli ultimi trent'anni la temperatura media in Europa è aumentata di 1 °C. Secondo una ricerca svizzera è colpa dei cieli troppo puliti. (Foto © Lilith Deliah (http://www.flickr.com/photos/mondaysblue/)) L'altra faccia della riduzione dell'inquinamento atmosferico: secondo un recente studio svizzero l'atmosfera più pulita è responsabile del 50% del surriscaldamento del pianeta. (Alessandro Bolla, 10 luglio 2008)

La qualità dell'aria in Europa negli ultimi trent'anni è migliorata sensibilmente: ma cieli azzurri e aria limpida hanno fatto entrare nell'atmosfera una maggior quantità di raggi solari. Risultato: la diminuzione dell'inquinamento è responsabile per oltre il 50% del surriscaldamento verificatosi nel Vecchio Continente nello stesso periodo. Questo inquietante risultato è il frutto di uno studio condotto da un team di climatologi svizzeri capitanati da Christian Ruckstulh, dell'Istituto per le scienze climatiche e amosferiche. I ricercatori hanno misurato le concentrazioni di inquinanti in 6 località del nord Europa tra il 1976 e il 2005 e le hanno messe in relazione con la radiazione solare dello stesso periodo. Mentre polveri, idrocarburi e schifezze varie sono diminuite del 60%, la radiazione solare è aumentata di un Watt per metro quadrato. Tra il 1980 e oggi la temperatura media in Europa è cresciuta di circa 1 °C. Secondo alcuni modelli climatici, polveri e gas nell'atmosfera contribuiscono all'addensamento delle nuvole, che a loro volta riflettono la luce del sole. Nuvole che spariscono dal cielo e si addensano invece sul dibattito (comunque caldo) tra difensori di Kyoto e scettici, ancora incapaci di trovare idee e modelli condivisi.


Fonte (http://www.focus.it/Scienza/ambiente/news/Cielo_grande_cielo_blu_ma_che_caldo_fa_quaggiu_280 710_1516.aspx)